Aither

FAQ

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Usare i render per creare una storia, colpire il tuo cliente.

Storytelling: è l’atto del narrare, disciplina che usa i principi della retorica e della narratologia.

Narrare, una bella parola, è una vera e propria arte.

Implica ricerca, pianificazione e competenze.

I migliori narratori, attraverso una serie di tecniche, sono capaci di coinvolgere il loro pubblico e tenere alta la sua attenzione.

Nel lavoro dell’architetto questo aspetto è molto importante.

Ogni edificio ha una sua storia.

Ogni tua scelta compone la storia del tuo progetto.

Attraverso la storia della tua architettura riuscirai a conquistare il tuo pubblico.

  • Le regole del giornalismo per creare una storia

  • Perchè delle immagini statiche non valgono lo stesso

  • 4 soluzioni praticeh per creare una storia attraverso i render

  • Usare la storia nel proprio progetto 

  • Come usare i diagrammi per spiegare il processo

  • Mettere tutte le informazioni d’avanti al cliente

  • Alternare render d’impatto con render che spiegano il progetto

4 soluzioni pratiche per creare una storia attraverso i render.

  • Storytelling
  • I Diagrammi
  • Le informazioni
  • I render

Usare la storia nel proprio progetto – storytelling

Spiega le scelte che hai fatto.

Consciamente o inconsciamente hai fatto delle scelte.

Scelte che ti hanno portato a posizionare le finestre in un determinato punto, a fare la forma in un determinato modo,  a scegliere quei colori per una determinata ragione.

Queste scelte sono il DNA della tua opera.

Sono la sua storia.

Trova il perché delle tue scelte e avrai quello di cui hai bisogno.

Non devi fare altro che narrare il processo che ti ha portato a quel punto.

Per facilità, per trovare la tua storia potrai farti aiutare dalle 5 “W” del giornalismo.

Le 5 “W” sono ormai famosissime in tutto il mondo.

E’ una tecnica usata dai giornalisti per scrivere una buona storia.

Allo stesso tempo è una tecnica che migliora l’esperienza del lettore perché la storia  diventa più intuitiva.

Dunque, che cosa sono le 5 “W”? 

Ti mostro il loro elenco, che è molto più intuitivo di qualsiasi definizione:

  • Who? (Chi?)
  • What? (Che cosa?)
  • Where? (Dove?)
  • When? (Quando?)
  • Why? (Perchè?)

Come usare le stesse regole per l’architettura?

Al posto del “chi” metti un verbo, un’azione che ha creato una variazione nel tuo progetto.

Ti faccio un esempio molto banale:

Se ti ritrovi ad esempio qualcosa del genere(guarda la foto), ti chiedi: “Che azione mi ha portato qui?”“Il cubo” (Chi?)

“Sottratto” (Che cosa?)

“Al piano inferiore” (Dove?)

“Dopo aver alzato l’edificio” (Quando?)

“Per proteggere il piano inferiore dal sole” (Perché?)

Potrai applicare questa tecnica per ogni fase del tuo edificio.

Spiega ogni fase che ti ha portato al risultato finale e le persone comprenderanno la complessità del tuo lavoro, della tua opera e si affezioneranno a essa.

Trovare la tua storia.

Attraverso la presentazione dovrai “narrare” il tuo progetto.

Ogni progetto ha dietro una storia, quello che dovrai fare tu è trovarla.

Molto spesso noi architetti la diamo per scontata ma molto probabilmente il nostro cliente muore dalla voglia di conoscerla.

Le persone amano le storie.

Un oggetto con una forte storia dietro vale molto più dello stesso oggetto nuovo.

La storia conferisce all’oggetto un carattere unico e un forte senso di esclusività.

Sono caratteristiche che le persone adorano.

E’ fondamentale accompagnare il cliente attraverso la scoperta del progetto.

E’ a questo che serve la narrazione.

La storia del tuo progetto può essere semplicemente il processo creativo che ti ha portato a quell’idea.

Fai vedere tutte le idee che hai scartato e spiega il motivo per il quale le hai scartate, questo farà capire al tuo cliente come è nata la sua casa.

O farà capire alla giuria come sei arrivato a quella conclusione.

E’ cosi che riuscirai a conquistare il tuo pubblico.

Un esempio concreto è il “rettile” di Gaudì nel Parc Güell: un bellissimo dettaglio estetico che, però, raccoglie 12.000 litri d’acqua piovana.

E sono loro a rende possibile la vita del parco.

Questo tipo di dettagli lasciano a bocca aperta.

Questo tipo di dettagli creano la storia della tua architettura.

Ogni dettaglio va rappresentato e comunicato a modo suo in modo da colpire un determinato cliente

Quindi la giusta rappresentazione va scelta in base al tipo di dettaglio e la giusta presentazione in base al tipo di cliente.

Non basta semplicemente fare dei bei render?

No, non basta.

E’ come se al posto del libretto delle istruzioni per montare un mobile ti faccio vedere solo la sua foto.

Sarà anche una bella foto ma è difficile che a livello immediato io capisca come montarlo.

Stessa cosa facciamo con i nostri clienti.

Presentiamo loro dei bei render e da lì devono capire com’è fatto l’edificio.

Giusto, oltre ai render raccontiamo loro le nostre scelte a voce.Ma cosa rimarrà in testa al tuo cliente quando è tornato a casa?

Non serve che lo dica: verba volant scripta resta.

O meglio: verba volant picturae resta.

Probabilmente rimarranno solo le immagini.

Il problema è che anche se più o meno l’edificio si capisce si perdono molti dettagli.

Dettagli che potrebbero essere molto apprezzati e che potrebbero aumentare di molto il valore percepito dal tuo cliente.

Usare i diagrammi per spiegare il processo

Molti architetti quando presentano la loro opera ai clienti mostrano i render o i disegni e poi il resto lo spiegano a voce.

Ecco tre motivi per i quali non presentare assolutamente la tua operta a parole ma fare una presentazione cartacea:

  1. O sei un buon oratore o nessuno ha abbastanza pazienza per ascoltare più di 5 minuti.

I clienti perdono subito l’attenzione e cominciano ad interromperti e a non ascoltare fino in fondo.

Per te questo è un problema perché non riuscirai a mantenere il filo e a dire tutto quello che hai da dire.

  1. Le cose visive sono molto più facili da ricordare (verba volant picturae resta).

Noi umani facciamo fatica a ricordare le parole, sopratutto se non lo vediamo scritto davanti a noi.

Immagina che metà di ciò che dici sarà dimenticato, come se non l’avessi mai detto.

Quindi molti dettagli per i quali tu hai speso tempo ed energie è come se non fossero stati nemmeno pensati.

  1. Sarà molto più facile preparare il tutto prima della presentazione.

Presentare il progetto oralmente è difficile perché ci sono molti dettagli da ricordare e questi dettagli vanno detti in un determinato ordine.

 

Molto spesso infatti diciamo le cose con un ordine casuale e confuso (magari prima parli della cucina, poi dell’esterno e poi ritorni a una cosa che ti sei ricordato della cucina).

Questo crea confusione nella testa delle persone.

E allora, se non oralmente, come presento l’opera?

Usando una serie di immagini (diagrammi e render) bisogna creare un racconto che parla della tua opera e che il cliente può rivedere tutte le volte che vuole.

Bisogna sempre ricordare che l’obiettivo è quello di far capire la tua opera al tuo interlocutore.

Per fare questo devi sempre mantenere attiva la sua attenzione, in modo da renderlo partecipe e interessato alla comprensione dell’opera.

E’ solo attraverso un racconto che la sua attenzione e il suo interesse rimarranno costanti e lui ascolterà tutto quello che hai da dire fino in fondo.

L’architetto non dovrebbe mai limitarsi alla sola presentazione dei render.

Per raccontare l’opera in modo efficace e immediato il modo migliore è attraverso l’utilizzo dei diagrammi.

Combinando diagrammi e render nel modo giusto ottieni una presentazione efficace che colpisce il tuo cliente.

Lo fai sentire protagonista, gli fai vivere il processo di creazione facendolo sentire parte di esso.

Quando trasmettiamo tutta la passione, l’emozione e la cura che c’è dietro un progetto, quando siamo bravi a comunicare i nostri valori, creiamo connessione con la persona che abbiamo davanti.

Mostrare dettagli e progetto attraverso un racconto è il metodo più efficace per vendere la tua idea.

Il modo più immediato per trasmettere la storia è attraverso i diagrammi.

I diagrammi sono il DNA dell’opera.

Aiutano il cliente a entrare nell’opera.

Fanno capire quanto il progetto sia completo, pensato e dettagliato.

Sono la chiave.

Proprio come il libretto di istruzioni dei mobili Ikea.

Grazie ai diagrammi tutti capiscono com’è fatto il mobile e tutti riescono a montarlo.

Senza i diagrammi  non si capirebbe niente.

E’ proprio questo che è alla base del successo di BIG, studio danese, uno dei più famosi d’architettura al mondo.

Riesce a far capire bene le sue opere e le sue scelte.

Nell’immagine a destra puoi vedere un esempio.

Per creare i diagrammi si possono usare varie tecniche.

Se sei bravo a disegnare anche fatti a mano vanno benissimo

L’importante è che raccontano bene la storia.

Altrimenti bisognerà creare un modello 3D per ogni fase.

Ogni variazione va spiegata e mostrata.

Per ogni fase vengono creati dei render “modello bianchi”

Quindi su ogni render bianco, ad ogni variazione viene mostrata l’operazione successiva.

Questo è un metodo molto chiaro e veloce per esprimersi, con poche immagini si riesce a raccontare tutto.

Sotto ti faccio vedere alcuni esempi, parlano molto più delle parole.

Far capire i dettagli, dire tutto dell’opera.

L’attenzione è la chiave per  vendere il progetto.

Il problema è che ad oggi mantenere alta l’attenzione del tuo cliente non è facile.

I dettagli servono proprio a questo, il cliente viene incuriosito e viene spinto a fare più domande.

Quando rispondiamo alle sue domande lo aiutiamo a comprendere e attraverso la comprensione il cliente entrerà in connessione con l’idea alla base del progetto.

Più intensa sarà questa connessione, più facile sarà vendere il progetto.

Ad esempio i dettagli tecnici, essi aggiungono grande valore alla tua idea.

Il cliente che ascolta e vede la spiegazione di questi dettagli percepirà completezza, sicurezza e competenza nelle scelte dell’architetto.

E’ per questo che spiegare in modo semplice dei dettagli tecnici è importante.

Essi sono un punto di forza.

Ad esempio: spiegare com’è pensata la struttura, perché i pilastri sono posizionati in un certo modo oppure spiegare com’è stato orrientato l’edificio rispetto al sole potrebbe aumentare di molto il valore che il cliente attribuisce a una determinata opera.

Questi sono punti di forza che le persone vogliono conoscere.

Le persone amano conoscere nuove cose in modo veloce e intuitivo.

Spesso questi aspetti vengono trascurati e non detti al cliente che invece è molto interessato a conoscere com’è fatta la loro casa.

Raccontare la storia della casa, lo scopo di ogni scelta è la chiave per mantenere attiva l’attenzione del cliente, e aiutarlo a capirne il valore.

Più il cliente comprende, più si avvicina all’idea, più la sente sua, più si affeziona.

Raccontando i dettagli con la giusta presentazione riuscirai a far capire meglio la tua opera e a venderla a chiunque.

Alternare render d’impatto con render che spiegano il progetto.

Ci sono due tipi di fotografie:

Quelle che vengono create per mostrare qualcosa.

Quelle che vengono create per emozionare e trasmettere qualcosa.

Nel nostro caso servono entrambe.

Bisogna spiegare com’è fatta l’opera e allo stesso tempo bisogna colpire, coinvolgere ed emozionare i nostri clienti.

A te cos’è che emoziona della tua architettura?

Quale angolo? Quale particolare?

E’ quello che dovrai mostrare.

Per farlo ti aiuterà conoscere alcuni concetti base della fotografia, in fondo i render non sono altro che fotografie virtuali.

Il soggetto: 

Il soggetto è “il cuore” di una fotografia e quindi è l’elemento più importante.

Noi dovremmo fotografare/renderizzare la nostra architettura.

Quindi sarà sempre l’edificio il soggetto?

Ovviamente ci dovranno essere delle foto dell’edificio intero ma non tutte.

L’edificio può essere scomposto in parti.

Infatti se ci fai caso le foto più interessanti, molto spesso sono dei dettagli.

Il dettaglio diventa il soggetto, l’elemento che caratterizza l’immagine.

L’architettura diventa lo sfondo del soggetto.

Non avere paura di tagliare la tua architettura per mostrarne un dettaglio.

La regola dei terzi

Come nelle impaginazioni cosi anche nella fotografia va usata la regola dei terzi.

Il soggetto non andrebbe mai messo al centro perché il render finale risulterebbe “piatto”, senza carattere.

Secondo la regola dei terzi invece, si ottengono composizioni più bilanciate, con maggior personalità.

La regola suggerisce di suddividere l’inquadratura con una griglia immaginaria in modo da ottenere tre sezioni orizzontali e tre verticali.

Quindi allineare il soggetto seguendo queste linee immaginarie.

La luce

La parola “fotografia” deriva dal greco “photos” e “graphia” che significa “scrivere con la luce”.

Saper scegliere la luce migliore significa poter esaltare le caratteristiche del soggetto.

La sorgente luminosa va messa alle spalle.

Questo per avere la tua architettura ben illuminata.

Molti scelgono di mettere il sole davanti per ottenere i cosiddetti “god rays” o altri effetti di sole, molto belli da vedere ma la tua architettura è il soggetto, non il sole.

Questa è una cosa da tenere sempre a mente.

La profondità di campo

Con piano focale si intende un insieme di punti equidistanti dalla fotocamera che risultano essere a fuoco.

La profondità di campo è quell’area che si estende davanti e dietro il piano focale i cui elementi compresi appaiono nitidi.

Quindi il piano focale va posizionato sul soggetto, in modo che esso risulti nitido e che risalti.

Con la profondità di campo invece scegliamo quanto tutto il resto lo vogliamo sfocato.

Più la profondità di campo è bassa (entro certi limiti ovviamente), più il soggetto risalterà e tutto il resto andrà su un secondo piano.

L’esposizione

Hai presente quelle foto tutte scure che non piacciono a nessuno?

Vengono definite “sottoesposte” e significa che la quantità di luce che va ad incidere sulla fotografia non è sufficiente.

Una fotografia sovraesposta invece è essageratamente luminosa e ovviamente non va bene lo stesso.

Esporre bene un’immagine è importante perché consentirà di “registrare” la maggior quantità possibile di informazioni relative al soggetto inquadrato.

Ovviamente tutto questo discorso viene fatto anche nei confronti dei render.

Se una volta fatto il render la luce non ti convince puoi modificare tranquillamente questo aspetto su Photoshop.

Basta aprire il render e andare su Filtro – Camera Raw.

Una volta lì si può modificare l’esposizione decidendo in tempo reale i valori che più sono adatti al render in questione.

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